Migliorare il Ranking su Google con il Content Marketing [guida]

Condividi su Facebook
Condividi su Twitter
Condividi su Google+
Condividi su LinkedIn
Pin to Pinterest
Condividi su StumbleUpon
+

Come creare una strategia efficace di content marketing in 7 facili mosse

Mentre Google rilascia puntualmente nuovi aggiornamenti al proprio algoritmo di ricerca, il lavoro di SEO si fa via via più complesso ed il rischio di incorrere in penalizzazioni si fa sempre più alto. In questo articolo vediamo come strutturare una semplice strategia di content marketing finalizzata al miglioramento del ranking su Google ed a generare lead nell’era post Penguin e PBN de-indexing.

Verifica ranking attuale e stato di salute

Per poter migliorare il posizionamento del tuo sito è di fondamentale importanza conoscere lo stato di posizionamento nei risultati di ricerca di Google e lo stato di salute del sito stesso.

 

Verificare posizionamento delle keywords nella SERP

Esistono molti strumenti online che ci permettono di verificare il posizionamento di un sito internet sui motori di ricerca. Alcuni offrono una serie di informazioni aggiuntive, suggerimenti e analisi dei competitors, altri sono meno complessi ma ugualmente efficaci in questa fase.

 

Tra le soluzioni premium noi ci troviamo molto bene con MOZ Pro e SemRush, ma un’alternativa sicuramente valida è Ahrefs.

 

Se cerchiamo un software gratuito invece possiamo contare su WhatsMySerp, che offre ai propri utenti la verifica del posizionamento delle keywords senza limiti, salvarle e verificarne l’andamento nel tempo. In alternativa possiamo usare il rank cecker di Serps.

 

WhatsMySERP è un software online gratuito per verificare posizionamento organico keyword su Google

Verificare velocità di caricamento

La velocità di caricamento della pagina è uno dei fattori SEO OnPage più rilevanti per Google, per cui è importante monitorarlo. Possiamo scoprire dove andare ad agire lato codice per ottimizzare le singole pagine.
Inoltre rientra fra i fattori determinanti nella user experience: la velocità di caricamento influisce direttamente sul tasso di conversione e sulla frequenza di rimbalzo.
Per effettuare questo test possiamo usare sia lo strumento seo gratuito offerto da Pingdom, che GTmetrix.
Pingdom website speed test permette di testare la velocità di caricamento di un sito web analizzando i file caricati per singola voce

 

Verificare stato di salute del sito web

Gli aggiornamenti Penguin ed il PBN de-indexing potrebbero aver comportato la deindicizzazione o ban di alcuni link o addirittura l’intero sito web. Per controllare se Google abbia o meno penalizzato il nostro sito, possiamo usare il website penality indicator.

 

Settaggio metriche di analisi

Ora che abbiamo un quadro completo della situazione preesistente andiamo a settare le metriche che ci saranno necessarie per verificare i risultati che otterremo dalla strategia che andremo ad adottare.

 

Valutazione obiettivi

Prima però dobbiamo ragionare su quali siano gli obiettivi di conversione. Se il sito è un e-commerce l’obiettivo sarà probabilmente l’acquisto di un prodotto. In questo caso, per ottenere dati sufficienti dovremo creare un funnel con l’aiuto di tags e triggers, che renderebbe il sistema alquanto complesso. Ipotizziamo invece il caso classico di un sito che venda servizi, individuando l’obiettivo di conversione in un form inserito nei contatti (oppure una richiesta di preventivo).

Settaggio strumenti di analisi di Google

Il primo passo, se non lo abbiamo ancora fatto, è di settare Google Analytics e Google Webmaster Tool: creiamo un account e verifichiamo il nostro sito web. Su Analytics ricordiamoci di non sporcare i dati raw e creiamo una seconda view (che chiameremo “master”). Su Webmaster carichiamo la sitemap (se non presente nella root del nostro server dovremo preventivamente crearne una).

Settaggio obiettivi di conversione

Su Analytics creiamo un goal basato sulla destinazione assegnata alla pagina di reindirizzamento del form (la “thank you page”).
Apriamo Analytics in modalità “real time” alla voce conversioni e verifichiamo che, compilando il form, risulti un utente X attivo che abbia effettuato una conversione. Assicuratoci che funzioni, torniamo sull’admin di Analytics e creiamo un filtro che escluda il nostro IP.

Analisi delle keywords

Per ottenere buoni risultati in una strategia di inbound content marketing, una fase cruciale è lo studio delle keywords. In questa fase andremo a valutare quali keyword vengono usate dall’utente potenzialmente interessato all’acquisto del servizio che offriamo sul sito.

Google Keyword Planner

Per questo utilizzeremo uno strumento indispensabile, il Google keyword planner di Adwords.
software gratuiti - google keyword planner - strumento di pianificazione delle parole chiave
Lo strumento ci consiglierà una serie di keywords che andremo a selezionare in base ai parametri nelle colonne “media delle ricerche mensili” e “concorrenza”.
L’obiettivo sono le chiavi di ricerca con bassa/media concorrenza e una buona media di ricerche mensili. Per essere precisi, le chiavi di ricerca con basso numero di ricerche mensili sono in genere formate da più parole, chiamate long-tail keyword, una risorsa eccellente per pescare con facilità traffico ben targhettizzato e facili posizionamenti.

Spiare i competitors

Se non abbiamo a disposizione strumenti premium come SemRush, possiamo utilizzare lo stesso Google Planner per verificare su quali keyword hanno puntato i diretti concorrenti, inserendo nel campo di ricerca l’url del competitor. Spesso ci permette di scoprire nuove strategie e nuovi bacini di utenza.

 

Un esempio pratico: ipotizziamo di essere dei fornitori di lampade industriali. Cerchiamo su Google lampade a campana e troviamo al primo posto www.italtesla.it.
Effettuiamo la ricerca su Google Planner e scopriamo che hanno puntato su una nicchia di mercato a cui noi non avevamo lontanamente pensato!

 

come spiare i competitors con google keyword planner - strumento di pianificazione delle parole chiave. ricerca per sito

Strategia: cross-media o blog interno?

Scegliere se veicolare i contenuti sul sito stesso sotto forma di blog, o creare un sito di contenuti esterno, è un punto fondamentale ed è necessario valutare attentamente le due opzioni.

 

Dal punto di vista strettamente tecnico, Utilizzare un blog interno ha il vantaggio di generare traffico diretto, di aumentare le pagine indicizzate, la link juice, il tempo di permanenza medio, la percentuale di returning visitors e, con molta probabilità, aumentare il numero medio di pagine per visitatore. Di contro, si tratta di link interni e non backlinks.

 

Dal punto di vista dei contenuti, invece, siamo limitati in quanto contenuti brandizzati. In sostanza, possiamo lavorare su contenuti informativi e pubblicitari, ma non possiamo creare articoli di benchmarking ed esprimere giudizi qualitativi in merito ai servizi offerti.

 

Creare una rete di contenuti è una soluzione che ci libera dai vincoli del brand e ci offre l’opportunità di costruire backlinks, ma che ci porta a prestare molta attenzione per via degli aggiornamenti Penguin e PBN de-indexing. In primis dobbiamo evitare che i due siti siano hostati sullo stesso server, stesso IP o intestato alla stessa persona. Ma le variabili sono tante, per cui ci concentriamo in questo articolo sul blog interno al sito.

Strategia: Pianificazione dei contenuti

A questo punto abbiamo una selezione precisa delle keyword su cui puntare. Ora dobbiamo creare i contenuti.

 

Potrà risultare banale, ma sempre più spesso mi accorgo come sia importante ricordarlo: validi contenuti hanno caratteristiche di:

 

unicità, qualità, quantità.

 

Contenuti che hanno queste caratteristiche attraggono con facilità nuova utenza, stimolano la condivisione sui social e ottengono backlinks di valore.

Dalle keywords alla contenuto

Sappiamo l’argomento, abbiamo le keyword, ma ancora manca un tassello importante per iniziare a scrivere: il contenuto. Possiamo dare ampio spazio alla nostra creatività e capacità di ricerca online per trovare ispirazione ed articoli che abbiano generato e generino costantemente traffico, oppure ci affidiamo a BuzzSumo.

 

BuzzSumo è senz’altro uno dei software premium che più consiglio a chi si occupa di content marketing. Permette infatti di ricercare sulla base di keyword o argomento gli articoli che più generano traffico e condivisioni, potendo filtrarli per data di pubblicazione, piattaforma social di condivisione, tipologia di contenuto, regione geografica, lingua.

Trovare contenuti su Google

L’alternativa free, come accennato, è armarsi di tanta pazienza e cercare sul motore di ricerca di Mountaign View le parole chiave da noi selezionate e cercare all’interno della SERP contenuti che rispondono alle domande che potenzialmente si ponga il nostro target.

 

Sappiamo fare di meglio?

 

Se la risposta è affermativa, iniziamo a lavorarci sopra. Non dimentichiamo che tra i contenuti che più vengono condivisi ci sono i tutorial, le infografiche e le liste (Approfondimento: Content Marketing: quali tecniche utilizzare per la mia azienda?).

Scrivere un titolo coinvolgente

Il contenuto è importante, ma il titolo è vitale. Scrivere un buon titolo spesso fa la differenza e può determinare addirittura un miglior rapporto tra impressioni e click rispetto a link con posizionamento migliore al nostro.

 

Alcuni trucchi sono:
l’uso dei numeri negli elenchi,
es. “6 Facili Strategie di Marketing per un e-Commerce di Successo
oppure “Web Marketing: Come ho Aumentato del 300% le Visite in una Settimana

 

stimolare la curiosità,
es. “Matt Cutts ci Svela i 5 segreti dell’Aggiornamento Penguin

Strategia: Strutturare la pagina

Premesso che la struttura grafica della pagina dipende dal target di utenza, ci sono alcune regole che possono aiutare ad ottenere maggiori risultati di conversione.

Font e dimensione font

Siamo sul web. Il font deve essere anzitutto di facile lettura.
Detto ciò, è necessario adattarlo a target e contenuto.

 

Non userei l’Helvetica (usato in questo sito) per parlare di medicina ayurvedica, e non userei un Times per parlare di tecnologia laser di ultima generazione. Sicuramente eviterei dimensioni del font troppo piccole, che calibrerei comunque sulla base delle caratteristiche di professionalità e livello culturale del target di utenza.

 

Se scrivo un’articolo sulla bevanda magica che fa dimagrire di 5 chili in una settimana (…parlo per esperienza, ma non mi giudicate), userò caratteri cubitali, titoli ad alto contrasto, colori saturi.

Immagini

Le immagini sono un altro elemento da studiare bene. Mai usare immagini di scarsa qualità, se necessario avvalersi di immagini stock scelte con cura sui vari Shutterstock o 123RF.

 

Le immagini inoltre sono un ottimo veicolo SEO, che, viaggiando su un canale separato (Google immagini), possono essere utili per posizionarsi in campi altamente competitivi.
Si possono realizzare intere strategie basate sulle immagini. Un esempio è il blog sugli eventi d’arte curato dalla nostra redazione: Katarte.it, con più di 1000 immagini indicizzate nella prima posizione su Google immagini.

Call to Action (CTA)

Un articolo è come una storia.

 

Una introduzione veloce, un discorso analitico diviso in sezioni, una conclusione. Se abbiamo attirato l’attenzione dell’utente, lo abbiamo coinvolto o aiutato nel risolvere un problema, lo abbiamo convinto di essere un interlocutore affidabile, sarà predisposto al contatto.

 

Dichiarare l’offerta del proprio servizio o del motivo della richiesta di contatto a questo punto permetterà una possibile conversione.

 

E’ il momento di giocare la carta del Call to Action:

Sei un Blogger? Sei Appassionato di SEO?

Raccontaci della tua rete di contenuti e scopri come collaborare con il team di Simpliza

Contattaci ora!

Conclusioni

Per generare leads e conversioni è necessario studiare a fondo il comportamento del target di riferimento specifico e comprendere come Google premia o penalizza le nostre pagine e i nostri contenuti.

 

Il segreto sta nell’intercettare le intenzioni del nostro utente target e creare contenuti ad hoc che sarà disposto a consumare, persuadendolo ad entrare nel funnel che porterà all’obiettivo, che sia l’acquisto di un prodotto, il download di un gioco, o, (come in questo caso) l’invito alla discussione o il contatto.

Condividi su Facebook
Condividi su Twitter
Condividi su Google+
Condividi su LinkedIn
Pin to Pinterest
Condividi su StumbleUpon
+
Loading Facebook Comments ...
Loading Disqus Comments ...