Storia del SEO (Non chiamatela SEO)

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Non chiamatela SEO.
Almeno, NON nell’accezione di una volta.

Una provocazione? Certo. Ma partiamo dall’inizio.

Dal webmaster al SEO

Storia di un rapporto conflittuale con i motori di ricerca

Storia del SEO

Da quando venne creato il primo sito web nel 1991, i motori di ricerca nacquero con il compito di catalogare tutte le pagine ed informazioni che andavano via via popolando la rete.

 

In realtà in principio i motori di ricerca erano delle directory, a partire da Archie, che offriva nient’altro che una lista di link scaricabili via FTP. Il lavoro del webmaster era limitato all’inviare gli indirizzi delle pagine ai vari motori di ricerca, sollecitando lo spider a visitare le pagine stesse e l’indexer ad estrarne i contenuti.

 

Le date fondamentali che diedero vita alla SEO sono:

 

1994: nasce WebCrawler, il primo motore di ricerca ad indicizzare ogni singola parola di ogni pagina
1996: Larry Page e Sergey Brin creano BackRub, che poi prenderà il nome di Google
2009: Google introduce l’aggiornamento Caffeine

Nascono gli algoritmi

Nel decennio 1999-2009 i vari motori di ricerca, da AltaVista a Google, da Yahoo! a Lycos ed Infoseek hanno affinato i loro algoritmi, prevedendo fattori che permettessero un migliore posizionamento del proprio sito nelle directory o nelle serp, passando progressivamente dal sistema “exact-match” a quello “best-match“. I SEO hanno dovuto prendere familiarità con le meta-keyword, i meta-title, i collegamenti ipertestuali (hyperlinks), per arrivare alla struttura del sito ed alla keyword density.

Tecniche black-hat

Nacquero una serie di tecniche finalizzate alla manipolazione del ranking e lo sviluppo di grandi “link farm” (inizialmente nate per aggredire Inktomi, l’algoritmo di Yahoo!) nelle quali si vendevano, scambiavano, compravano quantitativi industriali di link.

Queste tecniche, che oggi definiremmo black-hat, hanno portato i motori di ricerca a concentrarsi su parametri ben più complessi. Il successo di Google è dovuto in parte anche a questo: la capacità di affrontare con maggiore efficacia i tentativi di manipolazione del ranking. Prima con Caffeine nel 2009, poi con Panda (2011), Penguin (2012) ed infine Hummingbird nel 2013.

Google: Effetto boomerang

Questi aggiornamenti di Google ebbero un effetto devastante sulle pratiche illecite del black-hat tra il 2010 e il 2012. Chi non si adeguò tempestivamente alle nuove regole venne penalizzato fortemente, vedendo sparire i propri link da un giorno all’altro dalle SERP. Vedi BMW.de, J.C.Penney, Overstock, Expedia.

Penalità

Le penalità vennero (e vengono tuttora) assegnate principalmente per questi quattro motivi:

Links a pagamento

Con l’avvento di Penguin il contesto di un link è diventato rilevante, per cui l’acquisto di grandi numeri di link da siti con pessimo link juice, non contestualizzato e di bassa qualità non garantisca più alcun vantaggio.

Commenti spam

Oggi tutte le piattaforme di blogging aggiungono di default il “nofollow” tag nella gestione dei commenti (per info, vedi voce 33 dei fattori SEO Google). Ma per molti anni non fu così, e postare commenti con links era prassi ordinaria dei SEO black-hat.

Blog networks e guest posts

Reti di blog la cui unica finalità è quella di creare pagine connesse tra loro con contenuti spesso a pagamento. In quest’ultimo caso si parla di “guest posts, che esistono ancora oggi, ma si tende a contestualizzarne i contenuti.

Il SEO oggi

Per chi ha avuto modo di seguire questo mondo da vicino, i cambiamenti sono stati enormi. I motori di ricerca hanno costretto i brand a quadagnare posizioni di ranking puntando su contenuti di qualità, costruiti intorno all’utente e puntando sui social per coinvolgerli e permettendone la diffusione e la creazione di backlinks di valore. Tecniche a tutti gli effetti di SMM (Social Media Marketing), che hanno un forte impatto sul ranking.

Una figura versatile e poliedrica

Quindi, mentre in precedenza il ruolo dell’agenzia SEO era quello di verificare che tutte le pagine fossero perfettamente leggibili dallo spider, oggi le variabili sono aumentate in maniera esponenziale, così come sono aumentate le tecniche a disposizione.

 

Oggi l’esperto di SEO ha un ruolo fondamentale anche nel processo di sviluppo di un sito web, dà indicazioni sulla strutturazione dell’albero delle logiche, sviluppa ed analizza porzioni di codice, si occupa di usabilità e user experience fino ad arrivare all’ottimizzazione delle conversioni!

Come potremmo definire oggi il SEO?

Concludendo, il SEO di oggi potremmo definirlo come un’analista di rete di contenuti e dei canali su cui vengono veicolati, con il preciso scopo di ottimizzarne il ranking dei link sulle SERP dei motori di ricerca sia in termini assoluti che in termini relativi alle competitività del mercato di riferimento.
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